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feb 13

Ahmed Habouss Liberi pensieri

Il vero dibattito che oppone oggi Oriente/Occidente/islam sunnita/islam sciita, le guerre, l’implosione e la frammentazione delle società, la riscoperta delle etnie e delle identità religiosi, il terrorismo, l’esodo e l’esilio di milioni di persone che fuggono dalla barbarie, ognuno di loro rappresenta Ulisse dei tempi moderni. Questa situazione ha modificato la mappa geopolitica e gli interessi strategici e la posta in gioco delle varie potenze nella regione medio-orientale e mediterranea. Un Mediterraneo martoriato da numerosi conflitti osservati ed analizzati attraverso il tema della religione islamica, che è diventato l’unica chiave di lettura possibile, senza tenere conto della complessità storica antropologica e sociale della regione. Si tratta di una forma di astrazione che non riesce o non vuol analizzare lo spazio mediterraneo nella sua complessità perché è più facile generalizzare che puntualizzare fatti e circostanze realmente accaduti. Qualsiasi disamina richiede lucidità, onesta intellettuale e una etica della responsabilità. Tutto ciò è riassunto in una sola domanda : nell’era della globalizzazione la diversità e la specificità del Mediterraneo è auspicabile o no? La risposta a questo interrogativo ha bisogno di un distacco lucido e spassionato, richiede soprattutto un confronto critico sull’uso del linguaggio e sul peso delle parole nelle relazioni euro-mediterranee. Interpella un confronto serrato infraculturale e interculturale: come capire l’Altro che si trova dentro ciascuno di noi e soprattutto attorno a noi? Che cosa facciamo delle nostre diversità linguistiche, culturali e cultuali? Prima di spendere fiumi d’inchiostro in argomentazioni astratte e fuori dalla realtà. I fatti sono terribilmente testardi e si ribellano a qualsiasi tentativo di astrazione e teorizzazione lontani dal vissuto quotidiano. Infatti, esiste un abisso fra il paradiso delle idee e l’inferno delle realtà esistenziali e materiali che caratterizzano la condizione umana odierna.

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