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set 06

Le dieci donne di Marcela capaci di vedere la luce

Il nuovo romanzo della Serrano, uno sguardo globale sulla parte femminile dell’universo. Confessioni senza mediazioni o reticenze. “La forza delle donne sta nel non copiare il vecchio modo di fare degli uomini”

di SILVANA MAZZOCCHI

Le dieci donne di Marcela capaci di vedere la luce

Marcela Serrano

LE DONNE sono la speranza del mondo. Ma, attenzione, il loro contributo sarà determinante per cambiare i modelli culturali in crisi ormai ovunque solo se sapranno, grazie al valore aggiunto della specificità di genere, mettere in campo un modo nuovo di pensare e di agire. Senza cedere alla tentazione di omologarsi con le logiche di potere usate dai maschi che da sempre impongono la loro presunta supremazia a scapito delle donne. E’ l’appello della cilena Marcela Serrano, importante voce della letteratura sudamericana già celebrata autrice di Noi che ci vogliamo così bene (Feltrinelli 1996) e che con il suo nuovo romanzo, Dieci donne, offre ora uno sguardo globale sulla parte femminile dell’universo, declinato con la consueta intelligenza e originalità.

Nove donne, tutte diverse tra loro per età, esperienza, estrazione sociale e ideologia politica, si raccontano alla decima, Natasha, una psicoterapeuta che diventa orecchio e sapienza per collegare e far prosperare il senso della vita che scaturisce dalle occasionali “pazienti” che hanno accettato di affidarle ferite e sofferenze. Un macrocosmo visto attraverso lenti micro e diverse, ciascuna parte di un tutto che le rende tra loro complementari, perché (e l’assistente di Natasha, nel dirlo, pensa ad Anna Karenina) “tutte le donne felici si somigliano, ma ogni donna infelice è infelice a modo suo”.

Apre le confessioni Francisca, che prova odio per colei che l’ha partorita senza amarla e che teme di non saper interrompere la linea materna, una sfida da vincere per poter finalmente essere libera di vivere il suo essere moglie e madre “normale”. Ed ecco Lupe, giovanissima omosessuale che consuma i suoi giorni tra droga e passioni alla ricerca di se stessa, o Simona, sessantuno anni, ex ragazza sbocciata in un’epoca in cui il sesso non doveva avere alcuna importanza, e quando invece “la protagonista assoluta della vita sociale era la castità”, sposata per caso e rimasta sola a cinquantasette anni, ma che ora non riesce ad accettare la  solitudine. O Andrea, giornalista di successo che si perde e decide di fuggire verso il deserto o Luisa, vedova di un desparecido. “Quanto mi commuovono le donne” riflette Natasha, ma “perché metà del genere umano si è fatta carico di un fardello così pesante, mentre l’altra metà non fa niente?”.

Conquista Dieci donne, somma di tanti sguardi diversi sul mondo e compendio di storie messe a nudo senza mediazioni o reticenze. E se la letteratura, come sostiene Serrano, è anche strumento di narrazione che può rendersi esplicito attraverso la psicoterapia, il libro è perfettamente riuscito: un racconto meraviglioso sui sentimenti e sulla femminilità, reso ancor più accattivante dall’enorme potenziale innovativo che le donne trascinano con sé, senza limiti di spazio, tempo, censo o cultura. Un romanzo che, attraverso il dolore detto, regala la speranza di un futuro migliore.

Un romanzo per guardare l’universo femminile. Che cosa hanno in comune tutte le donne del mondo?
“In tutto il mondo le donne condividono il fatto di essere nate all’interno di una minoranza culturale. In molti paesi la situazione è ben più terribile che in altri. In Cina, non molto tempo fa, le madri prendevano le proprie neonate e le portavano al fiume per affogarle nella speranza di poter partorire la volta successiva un bambino maschio. E in Africa le bambine subiscono mutilazioni genitali. Ma anche nel mondo occidentale le donne continuano a essere discriminate; in modo più sottile, meno violento, ma soffrono ancora. Ogni donna del pianeta sa, sulla propria pelle, di essere vittima di un qualche tipo di ingiustizia o abuso. C’è da dire che ora le donne non sono sole. L’inizio del ventunesimo secolo segna un’epoca in cui, alla fine di lunghe lotte da parte di molti gruppi discriminati, si sente l’esigenza di società più ugualitarie. Questo è stato il filo conduttore di molte battaglie culturali da parte di coloro che hanno vissuto nella discriminazione. E, in questo contesto generale, si colloca la lotta delle donne, che di certo sono quantitativamente molto rilevanti, trattandosi della metà della popolazione. Perché i nostri sogni possono prosperare soltanto in società che si aprano a  prospettive maggiormente egualitarie per tutti. Credo che siamo in un momento in cui questa richiesta di uguaglianza si sta cristallizzando in molte lotte e mobilitazioni che vanno ampliando l’agenda e la piattaforma dell’uguaglianza. Il Cile, come sapete, è stato al centro di queste azioni rivendicative. Tuttavia sono molto interessata anche a quelle leggi, varate in molti paesi d’Europa, che stabiliscono la presenza obbligatoria delle donne ai vertici delle imprese, un colpo sferrato al maschilismo più accanito”.

Perché in Dieci donne ha immaginato la psicoterapeuta?
“Perché ho sempre vissuto la terapia e la scrittura come se fossero amiche strette, cugine. Entrambe cercano di aprirsi una strada attraverso la storia di ogni essere umano e lo fanno allo stesso modo. Cercano il senso della natura umana. Considero la letteratura come l’espressione cosciente della terapia, il suo strumento di “racconto”. Il terapeuta come lo scrittore si misura con la trama di una storia, con le sue pause, con il detto e non detto, con la scoperta di ciò che sta sotto la punta di un iceberg. Con l’abbandono alla parola dell’altro, paziente o personaggio”.

Le donne rappresentano ovunque il futuro, qual è la loro forza?
“Credo che la forza delle donne sia nella loro “gioventù”. Sono come una nazione appena nata, non sono corrotte, hanno fiducia nel modo in cui fanno le cose perché hanno studiato a lungo gli errori degli uomini e da loro hanno imparato. Quando parlo di gioventù, non parlo dell’età anagrafica delle donne ma della vita così breve della loro indipendenza, dei pochi anni passati da quando le donne sono uscite dal guscio. L’unico sbaglio che potrebbero commettere ora e che potrebbe ostacolarle, sarebbe quello di copiare il vecchio modo di fare degli uomini, invece che trovarne uno tutto loro.
La loro forza sta nel poter contribuire alla vita pubblica e politica con una nuova dimensione di esperienza e solidarietà più vicina alle esigenze profonde della società, dalla quale gli uomini, che la hanno a lungo guidata, si sono temporaneamente assentati per divenire un segmento chiuso, la cosiddetta “classe politica”. Insomma, noi donne potremmo portare in pubblico la dimensione, fino a ora ignorata, della vita quotidiana. L’aver vissuto tanto a lungo all’ombra ci ha dato occhi in grado di riconoscere frammenti di luce”.

Marcella Serrano
Dieci donne
Traduzione di Michela Finassi Parolo e Tiziana Gibilisco
Felitrinelli
Pag 284,  Euro 18

(05 settembre 2011)

Fonte: http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2011/09/05/news/marcela_serrano-21259872/

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