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lug 25

Le cattedrali, fonti di senso contro le metropoli anonime

 

Luca Doninelli reporter tra le testimonianze di pietra delle civiltà antiche e moderne: dalla basilica di Betlemme a Les Halles

Luca Doninelli
CATTEDRALI
Garzanti
pp. 274, € 18,60

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Luca Doninelli intraprende un viaggio letterario per radiografare le grandi cattedrali dell’umanità, ovvero quei monumenti-stele che sono le testimonianze di pietra delle diverse civiltà, antiche e moderne. Compie questa ricognizione (Cattedrali, edito da Garzanti) con lo spirito di un reporter della memoria e con il sospetto di chi mette piede in un universo globale in cui non si sente del tutto a proprio agio. Dunque vivendolo con un po’ di nostalgia «per ciò che è stato e non sarà più mai» (Gozzano) e un po’ d’ironia verso chi «crede che la verità sia quella che si vede» (Montale).

Le cattedrali sono quei luoghi identitari che si sottraggono all’indifferenza di non-luoghi e junk-space delle megalopoli contemporanee. Talvolta sono vere e proprie basiliche (da Betlemme alla Sagrada Familia al Duomo di Milano), altre volte sono testimonianze di civiltà diverse (le piramidi, il Muro del pianto), altre ancora sono segnacoli laico-mercantili (i magazzini Harrods di Londra o le Halles di Parigi). Tutte, però, sono unità di misura delle diverse civiltà urbane.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Sagrada Familia di Barcellona, progettata da Antoni Gaudì

Che fine hanno fatto questi luoghi-cattedrali, testimonianze delle diverse civiltà che sono anch’esse delle «costruzioni» epistemologiche (come ha dimostrato Foucault, autore studiato da Doninelli fin dalla tesi di laurea)? Beh di certo spariranno come le civiltà genitrici; in questo, il saggio Les ruines di Volnay docet. Ma intanto restano ancora il segno topologico più importante di una città, i luoghi emozionali per eccellenza. E ciò è segno che gli individui e le comunità cercano un rapporto sentimentale ed empatico con le testimonianze di precedenti civiltà, e le «cattedrali» sono un tramite tra le nostre esistenze e il passato.

La qualità narrativa che Magris individuò di Doninelli, ovvero «rara capacità di mettere a nudo l’intensità del vivere, la sua grazia e il suo orrore talora insostenibile, il cortocircuito fra la banalità e l’assoluto», si ritrova anche in questi romantici reportages. In alcuni passaggi Doninelli mette a nudo questa intensità del vivere all’interno delle contraddizioni contemporanee. Come quando accenna al significato degli abiti (già, anche gli abiti sono un «linguaggio» relazionale, come bisognerebbe spiegare alle sostenitrici degli slut pride) per le ragazze del Cairo. «Superficialmente – scrive – sembrerebbe di trovarsi di fronte a uno scontro di civiltà: il potere della religione e della tradizione (il velo) e quello della seduzione, veicolata dal consumismo occidentale (i jeans). Ma a uno sguardo soltanto di poco più profondo le cose si complicano. Il velo e i jeans, infatti, non si indossano allo stesso modo, non sono due simboli da porre sullo stesso piano» (p. 67). I jeans, portati sotto un abito lungo, testimoniano una rivendicazione generazionale che non preclude adesione religiosa.

 Luca Doninelli (Leno, 1956) scrittore, giornalista e autore teatrale
Luca Doninelli (Leno, 1956) scrittore, giornalista e autore teatrale

 

 

 

 

 

 

 

In altri passaggi del libro, Doninelli si sofferma su letture particolari dei «monumenti», come quella del Duomo di Milano come «luogo della morte». Credo che la capacità di osservazione, così come il senso del tragico, vengano a Doninelli da Giovanni Testori, suo maestro e incommensurabile osservatore d’arte, interprete di luoghi sconosciuti ai critici (come il Sacro Monte di Varallo). Ma il prototipo di questo tipo di osservazione dei luoghi, che muovono dall’osservazione flaneur allo spirituale, va individuata nel giovane Goethe quando scrisse il suo saggio A Erwin sulla cattedrale di Strasburgo, l’opera perfetta del grande Architetto.

Si può consigliare il libro di Doninelli, a tratti volutamente aspro e privo di concessioni e lusinghe mediatiche, al turista colto, all’appassionato di altre civiltà e ai cattolici. Credo che per tutti loro possa essere una buona lettura, anche estiva.

Pierluigi Panza
18 luglio 2011(ultima modifica: 22 luglio 2011 15:44)© RIPRODUZIONE RISERVATA

Fonte:http://www.corriere.it/cultura/libri/11_luglio_18/luca-doninelli-cattedrali_8ae8bcd0-b12a-11e0-8890-9ce9f56cae65.shtml

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