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L’ INCIVILTÀ dell’ IMMAGINE PERCHÉ L’ETERNA RIPETIZIONE POP È COME LA DITTATURA DI MAO

29 settembre 2011 —   pagina 49   sezione: Cultura

L’America è diventata tanto più consumatrice di immagini in quanto ha ignorato la preghiera davanti alle icone, la meditazione di quadri sacri e il riposo piacevole che procurano i dipinti di puro diletto; è ormai tanto più divoratrice di sesso in quanto è stata e forse rimane incapace di voluttà, la cui nozione stessa è del resto intraducibile in inglese.

Sulle sue orme noi camminiamo nelle immagini, nelle immagini di immagini, e nel grande commercio mondiale di un'”Arte contemporanea” che il più delle volte si accontenta di mimare, concettualizzare, sfalsare, esaltare, museificare il grande bazar sovraffollato di schermi e di cineprese adescatrici che essa pretende di “denunciare”. Le pompe funebri di Accra seppelliscono gli avi in bare a forma di scarpe Nike o di borse Vuitton per mandarli più in fretta nel mondo degli spiriti, mentre le fiere di “Arte contemporanea” sono orgogliose di esporre il ritratto dell’Uomo nuovo, i cui occhi, orecchie e bocca sono chiusi dalle fasciature che coprono la loro recente ablazione. La tautologia, che va fino all’eterna ripetizione, non è più il privilegio della propaganda dei tiranni moderni, che non esitano a portare all’assoluto l’ipertrofia dell’Ego, come Mao sulla piazza Tiananmen, nel monumento che lo ritrae seduto, in contemplazione eterna del suo ritratto dipinto, non meno gigantesco, che gli sta di fronte all’altro capo dell’immensa spianata.

È lo stesso Mao che vediamo in serigrafia, variata e colorata a sazietà, ieri dalla Factory di Andy Warhol, oggi (maggio 2008) da copisti cinesi del copista americano, divo assoluto e mondiale dell'”Arte contemporanea” del ritratto, sia nelle gallerie di Shangai che in quelle di New York e di Parigi, come se questa effigie di assassino su immensa scala si desse ancora da fare, post mortem, a cancellare il ricordo di Socrate e di Cristo nell’immaginario congedato dell’Occidente cristiano e americano.

La tautologia è il martello senza guida della cacofonia persuasiva del marketing, un meccanismo sobbalzante simile al mitragliamento a tappeto, diventato la tecnica incontrastabile di ogni strategia militare contemporanea. L’eterna ripetizione dell’incerto è in effetti il solo metodo efficace per renderlo provvisoriamente certo, eliminare sul momento il dubbio e rinviare a più tardi l’interrogativo che non mancherà di sorgere circa la fondatezza di quel paravento intimidatorioe futile. Come sfuggire alla valanga ripetitiva? I canali americani Baby TV e Baby First TV, ritrasmessi via Inghilterra per satellite e diffusi in Francia da Canal Sat, si offrono per occupare utilmente i vostri ozi nei primi tre anni di vita. Da adulti, le hostess di volo difficilmente rinuncianoa imporvi gli auricolari uniti allo schermo televisivo avvitato sul bracciolo del vostro sedile. Era piacevole durante una corsa in taxi aprire il giornale quotidiano o conversare con l’autista. Un vantaggio del passato.

Nell’autunno 2007 i taxi newyorkesi gialli, i cui autisti, indiani o pakistani, protetti da uno spesso vetro antiproiettile, non smettono mai di parlare nel loro microfono, nella loro lingua, con un compatriota invisibile a Mysore o a Lahore, hanno installato, sul retro del loro sedile, uno schermo televisivo che vi farà restare di stucco: è sufficiente toccare il punto voluto sullo schermo perché chiassose pubblicità di ogni genere vi saltino agli occhi a ripetizione. Questo “lusso” era sin qui riservato alle limousine dei vip o affittate per le grandi occasioni. Siamo giusti: per il momento, un altro tasto permette di arrestare questo torrente di immagini chiassose. Ma sappiamo che è soltanto una prova: numerose compagnie gareggiano con accanimento nella messa a punto, in vista di un mercato universale, di uno schermo perfezionato che permetterà al viaggiatore, affascinato e quasi schiavo, di scegliere ampiamente in quale campo desidera essere catturato dalla irresistibile pubblicità. Quest’arte dell’assedio e del bombardamento, frivola o feroce, dalla culla alla tomba, si riflette in un'”arte” altrettanto contemporanea che, a rimorchio come l’altra del taylorismo industriale e del fordismo militare, non smette mai, praticando l’ assemblyline, di duplicare, copiare, scimmiottare o saccheggiare il meccanismo ottico che la fa vendere. L’immagine-pleonasmo con pretesa d’arte, riproduzione in secondo grado dell’immagine pubblicitaria, del fumetto, del giocattolo o del gadget di serie, ha ridotto l'”arte” della quale si vanta,e la ricezione forzata che i suoi promotori le organizzano, al grado zero del ridicolo, paragonabile al grado zero della serietà servile in cui si bloccò per mezzo secolo il realismo socialista nell’ex Urss e nell’ex Cina maoista. A differenza del nostro André Fougeron francese, ingiustamente colpito da damnatio memoriae, i Fougeron cinesi sono oggi riciclati (dicembre 2007) nelle fiere di “Arte contemporanea” e raggiungono prezzi sensazionali nelle gallerie di New York, Londra e Parigi. Di questa unificazione del “campo artistico” mondiale, Andy Warhol, il Van Gogh della scatola Brillo e del barattolo Campbell’s Soup, ha enunciato la teoria profetica nel 1963, in un’intervista a Art News. Essa è in perfetta consonanza con l’etica del Libretto rosso del Grande Timoniere: «Tutti si assomigliano, e si comportano nello stesso modo, ogni giorno di più. Penso che tutti dovrebbero essere delle macchine. Penso che tutti si dovrebbero amare. La pop art è amare le cose. Amare le cose vuol dire essere come una macchina, perché si fa continuamente la stessa cosa. Dipingo in questo modo perché voglio essere una macchina».

Questo De l’amour pop, nelle “acque gelate”, dice tutto.

© 2009 Librairie Arthème Fayard © 2011 Adelphi Edizioni spa Milano © RIPRODUZIONE RISERVATA

MARC FUMAROLI

Fonte: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2011/09/29/incivilta-dell-immagine-perche-eterna-ripetizione.html

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