Intervento in Libia

Vi confesso che ho cercato fino ad adesso di restare in disparte, beh, si, in fondo in fondo un po’ a guardare, tenendo per me una serie di considerazioni che giorno dopo giorno andavano incasellandosi – anche in modo disordinato – nella mia mente. Anche perché di  fronte alle “opinioni  autorevoli” dei tanti esperti (dalle referenze più che dubbie, concedetemelo) che si susseguono su organi di stampa e di varia comunicazione mediatica credo sia almeno difficile proporre un poco di buon senso e della vecchia pratica dell’esperienza diretta.  Adesso francamente non riesco più ad esimermi dall’intervenire, dal cercar di dare almeno se non un contributo perlomeno una personale lettura di quanto credo stia accadendo in questa parte di Mediterraneo (non nomino volutamente i termini di Nordafrica ed Europa perché in realtà mi avvarrò anche – giocoforza – di esempi di altre latitudini) e per farlo chiedo ospitalità a questo sito che – senza piaggeria alcuna ma anzi con molta cenere sulla testa – ben al di là di quelli che potevano apparirmi intenti prevalentemente ludico/motoristici  sta dimostrando una configurazione di spessore ben diverso: una vera e propria tribuna di individui che dal proprio vissuto, dalle proprie sensazioni, sensibilità ed esperienze “sul campo” sa tradurre indicazioni e riflessioni  che volano ben più in alto del vero e proprio delirio mediatico di questo ultimo mese.

Ben più in alto della cinica spietatezza di politicanti ( mi riferisco in generale e senza limiti di barriere doganali) che dell’Africa hanno fatto il loro personale campo giochi. Giochi pesanti e sporchi.  Di cui, stiamo bene attenti, sicuramente anche noi ci gioviamo, figli come siamo di una cultura di consumi e di superfluo. Ma che non abbiamo chiesto noi di spingere a tali estremi.

Nelle corrispondenze (ovviamente su Sahara) sull’argomento Libia io leggo l’amore ed il possesso (nelle due direzioni, di possedere e di essere posseduti) di quanti intervengono, la ricerca della verità sulla cosa amata, lo smascherare la menzogna infame (lo insegnava Figaro…la calunnia è un venticello…calunniate, calunniate, qualche cosa resterà…), bombardamenti che non sono tali, delegittimazioni grottesche e sospette (armi di distruzione di massa) che però hanno già sortito il loro effetto. E poi, chi mai difenderebbe un dittatore, per di più evidentemente “tarato”  e grottesco, naive, con le amazzoni (che fissato!) e poi pateticamente ingenuo: come pensava di potersi tenere 150 miliardi di dollari? E poi l’America, così paziente questa volta, e la Francia con la Légion che si affanna in interventi umanitari…

E vien da pensare a quanto sia corta la memoria di alcuni, vogliamo tentare un elenco degli stati/fantoccio in giro per il mondo, non solo per l’Africa? No, non credo ci sia spazio nel post, voglio però rammentare il grande Idi Amin Dada, ve lo ricordate, Uganda, il sergente pugilatore dell’esercito britannico che si promosse generale e che risolveva di persona – direi a mani nude – le diatribe politiche (altro che mani pulite!), un personaggio davvero efficace per tanta satira politica da noi in voga, sarebbe stato interessante nei suoi giorni di splendore vederlo ospite di qualche strapagato e “coraggioso” conduttore televisivo, oppure Jean Bedel Bokassa, “Imperatore” del Centrafrica, personaggio le cui celle frigorifere della cucina traboccavano di ogni genere di – antropomorfa – leccornia e che comunque omaggiava di pietre preziose l’elegante Giscard d’Estaing, che per parte sua, democraticamente, non offendeva l’ospite declinando il dono.

“Come faremo a presentarci al nuovo governo se non molliamo in fretta questo scomodo compagno di viaggio?” è questo l’argomento, di realpolitik, che toglie il sonno ai nostri ben pagati rappresentanti (di ogni colore). Ritorna fuori anche Lockerbie, fino ad ieri rimossa e dimenticata e con buona pace degli sfigati di Ustica che come ha detto con ineguagliabile buon gusto qualche reticente esperto erano nel posto sbagliato al momento sbagliato. Credo che i parenti delle vittime vedendo una particolare scena del film “Io vi troverò” avrebbero messo volentieri in atto quel tutto sommato pratico sistema investigativo su un personaggetto che ho veduto in TV un paio di giorni fa ridacchiare affermando “a questo non posso rispondere” ad una domanda diretta sull’ipotetico scontro nei cieli della Sicilia.  Ma lo so, dicendo così attiro gli strali del politically correct e ve ne chiedo scusa.  Ma sono davvero stanco di tanta ipocrisia mascherata da buoni sentimenti, sono stanco di questo vero razzismo mascherato da solidarietà che ci viene vomitato addosso attraverso programmi fatti su ordinazione, una regia del mondo preordinata da una accolita di impuniti potenti (loro, si, davvero intoccabili).

E il matto, il naive, il fissato, parla in TV e placidamente afferma di trovarsi di fronte ad una   cospirazione internazionale mirata ad appropriarsi del petrolio libico.  Ma non avevano detto che era un pazzo sanguinario? Ah, si ma non che era scemo! L’America, che ci somiglia, dalla cui democrazia abbiamo tutto da imparare (in effetti sono quelli che assomigliano di più alle tradizioni dell’antica Roma, avvelenamenti, pugnalamenti alle spalle, alleati traditi ed abbandonati dalle foreste d’Indocina ai monti afghani, sex-gate, chi più ne ha più ne metta…) in merito alla creazione di efficaci mostri, come al solito si propone saggia guida, paterna, stavolta un po’ defilata per non apparire ingerente (manderanno avanti le SAS e la Légion) nelle cose “altrui”.

Scusatemi ma sono riflessioni caotiche che mi si affollano in testa, frutto di più di un tentativo di vedere un poco oltre la cortina di stupidaggini faziose e organiche ad un complessivo disegno davvero “eversivo” che ci viene proposto dai veri e propri servi sciocchi di questo sistema culturale che è poi un sistema economico, “di pancia” per farla breve, di cui, volere o volare, siamo parte. Ripeto, non fraintendetemi, non ho eretto una barricata per difendere l’indifendibile o per lanciare provocazioni, sarebbe oltretutto fuoriluogo in ogni caso, quando c’è gente che ci ha rimesso la pelle, ma sono in gioco cose ben più grandi degli stipendi di qualche nostro giornalista e di una intera classe politica che sa soltanto – e da tempo, non da oggi solamente – recitare delle volgari comparsate.

Cosa certa è che i SUV (il brutto  ed inesatto termine  con cui  usano disprezzare i nostri fuoristrada mescolandoci a tutt’altra genìa di generici maleducati) che ci causano tante antipatie per strada ci hanno consentito e ci consentono di affrancarci – ancora una volta di più – da quella sterminata platea di ingenui che devono bersi le fiabe di tanti diabolici menestrelli ed orchestrali.

In merito a realtà interpretabili ed a realtà diverse dal conosciuto ho da suggerirVi una lettura che riguarda un paese che io amo molto – l’Algeria – è un libro uscito 3 o 4 anni fa, si intitola “Il sillogismo imperfetto” di Gianfranco Peroncini, in effetti se il titolo  lascia un po’ interdetti anche la “stazza” del libro (sono quasi 800 pagine fitte fitte) richiede per l’appunto un atto d’amore – e di fede. Ma ne vale la pena. Non è una pubblicità, è un aspetto assai pertinente all’argomento che precede, è che questo libro ci apre pagine poco conosciute di un’epoca, anzi di più epoche, e non riguarda – al solito – semplicemente l’Algeria.

Tosco.

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