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lug 14

I punti critici del rapporto-ombra rappresentati alle Nazioni Unite

NEW YORK – Ecco la dichiarazione orale della Piattaforma italiana “30 anni CEDAW  –  Lavori in corsa”

Al Comitato per l’Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione nei confronti delle Donne riguardo il VI
Rapporto periodico del Governo italiano di Barbara Spinelli (Giuristi Democratici), Simona Lanzoni e Claudia Signoretti (Fondazione Pangea onlus) 

Gentile Presidente,
Sono Simona Lanzoni e parlo a nome della Piattaforma italiana “30 anni CEDAW  –  Lavori in corsa”. Accanto
a me ci sono le colleghe Claudia Signoretti e Barbara Spinelli. Il Rapporto Ombra è stato redatto in collaborazione con 8 organizzazioni e abbiamo raccolto l’adesione di oltre 100 diverse realtà della società civile nonché molte adesioni individuali. Vorremmo portare alla vostra attenzione questi temi critici:

2) – Lavoro e welfare?
3) – Partecipazione politica delle donne
4) -? Diritti sessuali e riproduttivi
5) – Protezione delle donne dalla violenza maschile
6) – Tratta e prostituzione.

1)L’implementazione della CEDAW e la promozione dei diritti delle donne

– Il Governo italiano non ha rispettato gli obblighi previsti dalla Convenzione: nessuna strategia è stata adottata per diffondere la Convenzione, il Protocollo Opzionale e le Osservazioni Conclusive. Il processo di consultazione con la società civile è stato poco chiaro in termini di finalità, tempistica e soggetti coinvolti. Non vi è stata alcuna discussione sulle Osservazioni Conclusive né in Parlamento né nelle Assemblee Legislative regionali e nelle amministrazioni locali. Non è stato fatto alcun progresso per l’istituzione di un organismo indipendente per la tutela e la promozione dei diritti delle donne. Il disegno di legge per l’istituzione di un organismo indipendente per i diritti umani risulta inadeguato rispetto ai criteri previsti dai Principi di Parigi e determina un notevole regresso rispetto al precedente disegno di legge, sul quale aveva già espresso parere tecnico l’Ufficio dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani.

– L’approccio del Governo basato sull’uguaglianza formale tra uomini e donne rende impossibile l’adozione di una strategia onnicomprensiva e di lungo termine di contrasto alle discriminazioni strutturali basate sul genere e l’orientamento sessuale. Gli atteggiamenti maschilisti sono ampiamente tollerati. I mass media e il dibattito politico li hanno rinforzati, date le frequenti allusioni sessuali, le espressioni stereotipate e la rappresentazione degradante del corpo e del ruolo delle donne nella società. Tale approccio si riflette nell’adozione di leggi e politiche che legittimano questi pregiudizi. Sebbene i discorsi e gli atti di violenza commessi per motivi razziali, etnici o religiosi costituiscano reato, il Parlamento nega il riconoscimento della discriminazione di genere, bocciando ogni disegno di legge mirante ad eliminare la discriminazione basata sul genere e sull’orientamento sessuale.

2) – Lavoro e welfare

– Il sistema di welfare sta peggiorando. Il federalismo e il taglio dei fondi discriminano le donne, soprattutto
in tema di conciliazione tra lavoro e famiglia e occupazione femminile (per esempio carenza di asili nidi
pubblici e servizi di assistenza, scuole a tempo pieno ecc.). Le donne hanno una maggior incidenza di lavoro sottopagato e non qualificato, di contratti part-time e precari e ricevono salari più bassi degli uomini, nonostante siano più istruite. Manca una protezione sociale per le lavoratrici precarie e questo ha un impatto significativo sul calcolo delle pensioni. Le donne sono scoraggiate nella ricerca e nel mantenimento del lavoro a causa del crescente sovraccarico del lavoro di cura in casa. Ciò implica una femminilizzazione della povertà.
Inoltre, a livello municipale, i sindaci hanno spesso utilizzato il potere di ordinanza per escludere le famiglie
migranti dai benefici assistenziali e dall’accesso ai servizi.

– Partecipazione politica delle donne. Nonostante la riforma dell’art.51 della Costituzione, non è stata adottata alcuna misura per incrementare ilnumero delle donne in politica, ai sensi della raccomandazione del Comitato CEDAW. A causa della diversità tra le leggi regionali, non è garantito ovunque alle donne un pari accesso alle cariche politiche. In Parlamento c’è una tacita coalizione tra maschi di maggioranza e di opposizione che ostacola
l’approvazione di leggi per l’introduzione di misure temporanee speciali.

– Violazione dei diritti sessuali e riproduttivi. A livello nazionale e regionale sono state adottate politiche conservatrici, che mirano a promuovere i valori tradizionali e la protezione della vita dall’embrione. Il diritto all’autodeterminazione della donna nella sfera sessuale e riproduttiva è sistematicamente violato.

– La promozione di politiche pro-vita ha ridotto o reso impossibile l’accesso alla salute sessuale e riproduttiva sebbene previsto dalla legge.

– Circa il 60% dei ginecologi negli ospedali pubblici è obiettore di coscienza, in Basilicata il 92,6% dei dottori si rifiuta di praticare aborti. Il Governo non ha preso alcuna misura per garantire l’accesso all’aborto ad ogni donna, nonostante sia garantito dalla legge.

– Le linee-guida del Ministero della Salute restringono l’accesso alla contraccezione di emergenza e
all’aborto medico.

– Infine, la legge sulla procreazione assistita vieta esplicitamente la diagnosi pre-impianto e il congelamento degli embrioni e consente solo l’impianto simultaneo di tre embrioni. La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima questa previsione, poiché comporta un’eccessiva tutela per l’embrione a scapito del diritto alla salute della donna.

– Esprimiamo inoltre la nostra preoccupazione poiché il federalismo nel sistema sanitario ha comportato differenze nei livelli di accesso ai servizi da regione a regione.

– Protezione delle donne dalla violenza maschile. La concezione tradizionale della famiglia discrimina le donne nell’ambito della separazione e del divorzio perché la violenza da parte dell’ex-partner non è considerata una causa che esclude l’affido condiviso.

– La proposta di legge, attualmente in discussione, obbligherebbe la donna che ha subito violenza a sedersi a un tavolo con il proprio aggressore e contrattare con lui le condizioni dell’affido, rendendo obbligatoria la mediazione familiare.

– Ci sono poche case rifugio e inoltre molte sono a rischio chiusura perché non godono di finanziamenti pubblici stabili.

– La mancanza di armonizzazione tra le misure di protezione civile e penale rende difficile per le donne ottenere un’adeguata protezione dalla violenza domestica.

– Le donne migranti senza documenti non denunciano gli episodi di violenza perché temono l’espulsione.

3) Tratta e prostituzione

– Sebbene la legislazione nazionale garantisca alle donne vittime di tratta il permesso di soggiorno e la protezione sociale, un emendamento del 2009 alla stessa legge ora riduce questa possibilità alle donne vittime di tratta presenti irregolarmente sul territorio italiano.

– Il disegno di legge (n.1079) renderebbe illegale la prostituzione su strada e costringerebbe le donne ad esercitarla al chiuso, rendendole così più vulnerabili alla tratta.

– Il disegno di legge è fortemente criticato dal “Comitato per i diritti civili delle prostitute”, dalle organizzazioni che lavorano contro la tratta e dalla magistratura, dal momento che la norma non riconosce il diritto all’autodeterminazione nella sfera sessuale delle prostitute, attualmente garantito dalla legge.

(13 luglio 2011) © Riproduzione riservata

Fonte: http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2011/07/13/news/i_punti_critici_del_rapporto-ombra_rappresentati_alle_nazioni_unite-19091277/index.html?ref=search

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