Ahmed Habouss. Le parole dopo il Covid 19.

Le parole.

Se le parole hanno inventato e creato il mondo, l’intelligenza, la curiosità, la creatività, la sensibilità e il dialogo sono i suoi strumenti più appropriati per superare diffidenze, chiusure e paure.

Le parole possono aiutare a vivere, a penetrare la stratificazione di significati, di pensieri che traversano la mente: sono la linfa che alimenta il nostro immaginario individuale. Un immaginario che ha bisogno di libertà di pensiero, d’intuizioni e di creatività.
La funzione intellettuale difficilmente progredisce in un contesto antropologico e sociologico di chiusura e di paura. Il libero pensiero inteso anche come critica costruttiva e propositiva cresce solo in condizione di apertura mentale dove culture e lingue si confrontano e si arricchiscono a vicenda. Dalla musica, dall’arte, dalla bellezza, dalla cucina e da tutto ciò che dà senso direzione ed orientamento alla nostra vita scaturiscono emozioni, sensazioni che innalzano l’anima e il corpo in un momento così deprimente, condizionato da una crisi sanitaria e da una biodiversità oramai all’esaurimento, da un degrado materiale ed esistenziale in condizioni di miseria e di povertà, in cui l’uomo moderno ha smarrito la sua umanità e ogni prospettiva nel futuro. Purtroppo, per la nostra specie, il cervello umano è quello di 15.000 anni fa e non è del tutto uscito dal buio della grotta. Altrimenti come possiamo spiegare e giustificare la crudeltà, la perversione e la violenza che caratterizzano la fauna umana? L’economia del profitto, dell’avere prevalgono sull’essere. Bisognerebbe invece rovesciare i paradigmi con cui abbiamo ragionato fino ad ora, significa investire sulla vita, sull’educazione, l’istruzione, la formazione e soprattutto sulla sensibilità verso l’altro!

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